Nel corso della sua carriera, l'opera di Susana Romero-Alayón è stata recensita da critici d'arte dell'Argentina, del Paraguay e di altri paesi. Riproduciamo qui questi testi integrali, con l'attribuzione di ciascun autore, così come furono pubblicati originariamente.
Susana Romero, Dipinti 1963–1991
Ticio Escobar — Museo Paraguayo de Arte Contemporáneo
L'immagine di Susana Romero comincia a formarsi a partire dal disegno: da un mondo di linee e ampi spazi bianchi. Le sue prime figure nascono già convocate da una forte necessità espressiva legata al destino dell'uomo e alla comunicazione con il proprio ambiente: i tratti ampi e parchi, serrati in punti nervosi, si contraggono e si irrigidiscono, costretti a parlare di privazioni, di angosce intime o della pura solitudine del foglio vuoto e della poetica essenzialista delle sue ultime opere.
Quando Susana Romero decide di dipingere quei personaggi solitari e impauriti —quelle figure stilizzate e ancora esitanti— avvia un processo di aggiustamento che fa ricorso ai volumi e ai colori, al gioco delle pennellate, alle luci e alle trasparenze. Ma questo richiamo ai mezzi plastici non abbandona ancora la trama del disegno, che continua a sostenere, silenziosa, il carico denso dei pennelli e che riappare ogni volta che la pittura arretra mostrando la sua struttura scarna e pulita, lo spazio silenzioso che la sorregge e che la assilla.
Parallelamente al lavoro di aggiustamento formale della sua immaginazione, Susana Romero comincia ad approfondire i suoi contenuti e significati. E l'espressionismo semplice dei suoi primi disegni si apre progressivamente a una particolare figurazione di taglio lirico, a tratti sfiorata dal magico ma sempre più vicina al gioco sfuggente delle metafore che allo stupore di fronte alla finzione o alla naturalezza di fronte all'assurdo. La sua simbologia, che va acquisendo consistenza progressivamente, si costituisce a partire da alcuni segni ricorrenti che annunciano riflessioni successive sullo spazio e preoccupazioni di fronte alla natura che mette in scacco l'uomo e finisce sempre per essere minacciata da lui. La figura umana partecipa di un ambito naturale a cui, in parte, si contrappone: gli animali, le libellule e le api diventano cifre di un'altra realtà e, sullo sfondo del paesaggio, introducono un corpo a corpo tra i ritratti forti e le loro presenze minute.
In questo processo di consolidamento di forme e concetti, di tecniche e contenuti, le tendenze analitiche forniscono, verso la fine degli anni settanta, nuovi argomenti e risorse espressive. Un lavoro più meditato sullo spazio plastico permette a Susana Romero di introdurre impostazioni relative al rapporto figura/sfondo e realtà/finzione: finestre sospese nel vuoto, piani trasparenti, pareti e scatole di vetro instaurano un ambito equivoco in cui l'opposizione dentro/fuori può essere superata in una lettura simultanea di entrambi i termini. Il riutilizzo di ritratti rinascimentali le permette di sottolineare un certo carattere meta-linguistico dell'opera: le figure umane non rimandano direttamente a persone reali ma attraverso la mediazione di immagini precedenti; sono segni di segni.
L'opera di Susana Romero è essenzialmente figurativa: ha sempre preso come asse la rappresentazione, alla quale è rimasta fedele attraverso posizioni diverse. Tuttavia, i dipinti di fiori costituiscono una riserva costante di ricerche cromatiche, tecniche ed espressive: i crisantemi e i girasoli, i vaghi fiori inventati, sono macchie e sono texture, trasparenze, densità. Sono esplosioni serene, armonie tese.
L'ultima fase di Susana Romero cerca di ricapitolare e trarre conclusioni dai suoi diversi momenti stilistici e tecnici. I grandi polittici che compaiono in questo momento sono attraversati da pennellate ampie e sicure. Questi mondi cominciano con il paesaggio; un paesaggio purgato da aneddoti e incidenti, ridotto a mero suolo di pascoli tempestosi, a puro cielo di luci scure. Subito dopo arrivano gli insetti: scarabei, farfalle o libellule dal volo leggero, vite effimere e tremanti. Poi compaiono le chiocciole, forme ermetiche, chiuse su se stesse, che rimandano alla pura interiorità o alla mera assenza. L'uomo entra in scena non come se questa fosse il recinto preparato per lui, ma come se fosse un luogo di passaggio, un paesaggio sempre estraneo in cui vaga disorientato.
Come corollario, riappare, definito e messo a punto, l'asse primo della poetica di Susana Romero, incentrata sulla condizione precaria dell'uomo, collocata sempre tra la natura e il simbolo, tra la finitudine e il progetto. Alla fine, il passaggio tra lo spazio reale e il luogo sognato è appena un'altra illusione; un paradosso che può risolversi solo assumendo la finzione che lo sostiene, o comprendendo che ogni paesaggio calpestato dall'uomo resta coinvolto nel suo destino e trasformato in tesa palestra di incontri e disincontri, in ambiente di rappresentazioni: uno scenario di fantasie impossibili.
Ticio Escobar — Testo del catalogo "Susana Romero, Dipinti 1963-1991", Museo Paraguayo de Arte Contemporáneo
Luci, croci e altre forme
Ticio Escobar — Settembre 2001
È attualmente in corso, presso il Centro Cultural Borges di Buenos Aires, una mostra di dipinti e fotografie manipolate di Susana Romero, artista di origine argentina fortemente legata al fare pittorico e culturale del Paraguay.
L'opera di Susana ruota ossessivamente attorno a certe rappresentazioni, figure e immagini provenienti da forme arcaiche e gesti rituali che popolano il nostro immaginario e lo riempiono di voci e silenzi diversi. Il tema del Kuruzú Jeguá, ora esposto a Buenos Aires, costituisce uno di questi momenti. Le celebrazioni del Kuruzú Jeguá, letteralmente "la croce ornata", costituiscono un fenomeno ricco all'interno di un itinerario che parte da tradizioni guaraní e coloniali e si dispiega lungo un tempo che attraversa il nostro presente. Come gran parte della tradizione meticcia paraguaiana, il Kuruzú Jeguá ha un'origine duplice. Parte dall'altare guaraní, ornato di piume, croci e figure intagliate nel legno, e si trasforma culturalmente con le figure della Festa delle Croci di maggio, proveniente dalla Spagna (Socuéllamos, Ciudad Real), dove sopravvive ancora la tradizione di onorare la croce in uno scenario di fiori di carta e banconote che funge da occasione di preghiere collettive.
Il modo in cui Susana rappresenta le forme del Kuruzú Jeguá esprime lo stupore, e a volte l'inquietudine, di chi si confronta con un mondo eretto ai confini della memoria condivisa e del ricordo straniero. I molti anni in cui l'artista ha vissuto nel paese l'hanno legata a spazi paralleli che custodiscono in segreto la loro storia mescolata. Sono spazi remoti che, pur aprendosi nel nostro stesso vicinato, restano luoghi estranei, non solo per chi arriva da fuori ma anche per chi vive qui senza comprendere fino in fondo ciò che accade ai margini dei copioni globali.
Per nominare questo mondo diverso, per rappresentare la bellezza impura degli altari meticci, per attraversare la frontiera proibita che separa il proprio dall'altrui, l'opera di Susana Romero ha dovuto percorrere un'altra strada nelle sue linee e forme, reinventare i suoi toni e colori, forzare il senso delle forme stabilizzate dall'estetica occidentale, attenuare l'impulso di figure troppo impetuose per dire queste verità con calma. Per questo, la scena fugace del Kuruzú Jeguá, le sue immagini chiare e le sue ombrose armature appaiono mostrate attraverso forme fremendi e profili incerti, tra luci nebbiose e ambigui colori nuovi, cercando di catturare il silenzio che avvolge le canne di Castiglia e i rosari di arachidi, e che trascina preghiere e cantilene senza spezzarle. Ora i colori si spengono e si accendono, scacciati o convocati da argomenti furtivi e da ombre e luci di candele — e ora di neon — che i suoi pennelli non conoscevano, per tremori e per vertigini, per enigmi appena intuiti.
E così il Kuruzú Jeguá si illumina e si oscura dal fondo, e si illumina dall'interno, da dietro il recinto sacro, per dire il retroscena della scena parallela. Nuovamente, trasformata e sfiorata dal segreto del cerchio rituale, l'immagine di Susana Romero percorre un cammino in cui l'incontro con l'"Altro" fa sì che l'opera ritorni potenziata e vigorosa nella più ampia espressione artistica dei suoi grandi dipinti e delle sue fotografie seriali e manipolate, dove ci racconta dei suoi intimi Kuruzú Jeguá, ricreando un simbolo che ci è proprio e che lei contribuisce a rendere universale.
Ticio Escobar, Settembre 2001
I Capricci della memoria
Ticio Escobar — Hoy Arte Hoy, Anno VIII, N. 14 (2007)
Attraverso il rito, uomini e donne concentrano al massimo l'esperienza collettiva ed esprimono in chiave poetica ciò che non possono spiegare con concetti disciplinati: le ragioni oscure del desiderio, l'enigma del fondamento e dell'origine, i cammini arbitrari della memoria. Coperti da maschere, i partecipanti alla festa usurpano il volto degli dèi e dei fantasmi per reimmaginare il tempo ed esorcizzare la morte.
Susana Romero solleva una scena in mezzo a quella scena e rappresenta quel mondo confuso e lucido, mitico e brillante, in cui si compie l'antica cerimonia degli antenati, o si erge la bellezza impura degli altari meticci e delle cerimonie ibride. Susana ruota ossessivamente attorno a certe rappresentazioni, figure e immagini provenienti da forme arcaiche e gesti rituali che popolano il nostro immaginario e lo riempiono di voci e silenzi diversi.
Le relazioni antropologiche, biologiche e metafisiche, così come la cosmogonia dell'uomo legata al pianeta e all'universo, si sprigionano dalla lettura iconica di alcuni simboli, stabilendo una discorsività personale sull'origine della vita le cui risonanze mistiche alludono agli abitanti originari delle terre e delle acque.
I valori cromatici sono quasi studiatissimi, con una profonda coltre di luce fredda e calda rappresentata da toni azzurri e rossastri. Qui si può percepire un'atmosfera del tutto acquatica o terrosa, il cui registro luminoso invade la visione, come nella composizione dell'opera "El rescate" (Il salvataggio). Va notata anche la presenza costante di pesci ed elementi acquatici correlati che tingono gran parte di quest'opera di Susana Romero: l'elemento acqua è presentato come il nesso evolutivo tra la minima espressione vivente, la cellula, e tra il pesce branchiale e l'uomo polmonare.
Questa pittura, che sviluppa ed espande la memoria proibita sulle origini, narrerebbe le vestigia genetiche di un oceano di dubbi, portando l'artista all'incontro con i propri antenati, forse alla ricerca del paradiso con il suo albero della vita. Nessuno esce indenne dal cerchio del rito. Sfiorata dal segreto di ciò che è radicalmente altro, e turbata dal rischio di nominarlo, l'immagine di Susana Romero ritorna cresciuta e diversa.
Ticio Escobar, Critico d'arte
Susana Romero — Centro Cultural Borges
Rafael Squirru — Arte al día
Quando Susana Romero decide di portare avanti un'opera importante, ci riesce. Così i suoi pesci e il suo Kuruzú Jeguá — Croce Ornata —, rituale del misticismo popolare del Paraguay e del nord del litorale argentino. Sappiamo che già da tempo questa argentina, che ha adottato la terra paraguaiana per molti anni, sta portando avanti un'importante ricerca che coglie la cosmovisione di quella meravigliosa regione, capace di ammaliare chi l'ha calpestata.
In acrilico su tela, come in "El árbol de la vida" (L'albero della vita), Susana Romero ci mostra figure umane e di pesci su uno sfondo blu che potrebbe ben essere acquatico. Nel Kuruzú Jeguá, dall'oscurità di base, una sorta di inno si eleva verso regioni aranciate a cui confluiscono le figure umane per dissolversi nel piano superiore. Anche "El rescate" (Il salvataggio) alterna toni scuri ad aranciati al centro, verso cui convergono umani, pesci e qualche cavaliere.
Tutto è pervaso dalla forza poetica di questa creatrice, che ha saputo esplorare e svelare i segreti più intimi di quella magica regione. Susana Romero, presente in importanti musei sia del Paraguay che dell'Argentina, ha svolto anche un notevole lavoro didattico quando ha assunto la direzione del Taller de Artes Visuales del Museo Paraguayo de Arte Contemporáneo.
Chi conosce Susana Romero può apprezzare l'autenticità dei suoi dipinti, che promana dall'autenticità della sua persona, uno spirito incorruttibile posto al servizio delle alte esigenze della creazione artistica.
Rafael Squirru — Arte Al día, periodico mensile di informazione culturale
Sull'opera di Susana Romero-Alayón
Ilona Selmeczi, giornalista e critica d'arte — argentinauniversal.com
Susana Romero-Alayón ha esposto in varie parti del mondo, in mostre e saloni di rinomanza, sempre fedele a uno stile personale di studioso lavoro, totalmente impegnata in ciò che la muove: i miti sincretici in generale e, in particolare, i miti degli indios d'America, specialmente quelli delle culture andine, dagli Anasazi ai Mapuche, percorrendo tutte quelle culture latinoamericane primigenie.
Oggi Susana Romero-Alayón fa uso di quelle immagini plasmate in glifi e petroglifi, catturandole in "scatoline" che lei stessa ha battezzato "Señales Arcaicas" (Segni Arcaici), dove insieme a exvoto — che ha raccolto in anni di ricerca su queste culture — ha sviluppato la sua opera in metallo, carta e acrilico, ricostruendo sogni e desideri di coloro che ci hanno preceduto in America.
Attraverso la conoscenza delle prime culture del mondo, potremo sapere chi siamo e dove andiamo. I segni che ci hanno lasciato sono pietre miliari archetipiche dell'umanità, messaggi ripetitivi della memoria collettiva e individuale che ci permettono di tracciare un filo attraverso la storia. Questo è il cammino che ha percorso Susana Romero-Alayón nella sua opera sui riti e i miti del Paraguay. Come una sciamana contemporanea, raccoglie ciò che di più significativo hanno i suoi sogni per trasferirlo nella sua arte, facendo coincidere il suo mondo onirico con la testimonianza lasciata dalle culture arcaiche.
L'artista lo spiega con le sue stesse parole: "Sarebbe molto lungo elencare le fonti letterarie che mi hanno dato le tracce per seguire le mie intuizioni; è da tempo che cerco, credo fin dalla mia infanzia. Quando cominciai a intravedere il mondo magico dei riti — ritrovati in Paraguay —, in funzione delle invocazioni degli uomini, cominciai a leggere su questi temi [...]. Dopo un'esperienza diretta con i rituali, passai a plasmare nelle mie immagini formali i temi della natura, dell'uomo e della donna, l'idea delle chiocciole come simbolo della spirale e dell'universo, che rappresenta anche nelle sue forme la geometria sacra. Da lì feci solo un passo in più: voler arrivare a rappresentare l'intangibile di certe manifestazioni mistiche e popolari, come il Kuruzú Jeguá e il Kambá ra angá, che ho vissuto durante il periodo in cui risiedevo ad Asunción del Paraguay."
Ilona Selmeczi, Giornalista e Critica d'Arte
Susana Romero
Sarah Guerra — Asociación Argentina de Críticos de Arte (AACA) / Associazione Internazionale dei Critici d'Arte (AICA)
Le opere attuali di Susana Romero mostrano la complessità di uno stile che cresce nel farsi. I suoi lavori, segnati fin dagli inizi dal notevole controllo dei mezzi plastici, si inscrivevano in un espressionismo in cui prevaleva la figura umana e il paesaggio proiettato verso il cosmo, in relazioni dinamiche plasmate dalla forza della pennellata e dall'intensità del colore. In una fase successiva incorpora l'immaginario della regione guaraní, indaga i miti e i riti di quella cultura e trasferisce i suoi segni e simboli nella pittura — Kuruzú Jeguá, Kambá-ra-angá — e, in particolare, nelle installazioni dove ricrea il sentimento profondo di quella cosmovisione.
Un'altra risposta all'incessante domanda che si pone Susana Romero davanti alla creazione artistica la offre nella serie di Scatole e oggetti. Pur restando fedele ai motivi ricorrenti della cultura indigena paraguaiana, ammette anche simboli di altre origini, come gli scarti della società dei consumi industriale o gli oggetti trovati per caso che convivono nelle espressioni persistenti della cultura popolare.
In un'altra serie di scatole si azzarda con l'acrilico, utilizzando le trasparenze mutevoli che questo materiale consente, incorporando steli e fiori secchi fermati senza alterazioni nella loro evoluzione naturale. Nei suoi ultimi lavori, Romero lavora con carta artigianale come supporto su cui riversa lievi tracce della realtà: frammenti di testi, iscrizioni, delicati segni grafici, macchie di colore diluito e persino visioni del Kuruzú.
Nella serie di disegni e fotografie manipolate, Susana celebra nuovi spazi instabili, carichi di senso. È un'artista lucida della propria circostanza e del proprio tempo. Si esprime in libertà con un linguaggio arricchito da nuovi mezzi come la fotografia, procedimento attraverso cui riversa stati interiori nelle forme naturali, paesaggi popolati di persone care, associazioni di ricordi, sogni e premonizioni bagnate da una luce soggettiva di piena spiritualità.
Sarah Guerra, Asociación Argentina de Críticos de Arte (AACA)
Singolare figurazione nella mostra di Susana Romero
Susana Pérez Tort — El Norte Cultural, 30 giugno 2002
Arriverà a San Nicolás, ad Astul Espacio de Arte, una mostra dell'artista plastica Susana Romero. Di lungo e noto percorso nel nostro paese come in Paraguay, dove ha vissuto 20 anni e ha realizzato gran parte della sua opera, questa artista e la sua poetica ci confrontano con il monumentale diapason dell'arte che permette al suo creatore di plasmare i suoi credo più intimi. In questo caso assistiamo alla poetica del rito, del mito e della natura; alla comunione di un'artista con la terra: l'interno del nostro paese e il suolo paraguaiano.
La singolare figurazione di Susana Romero si colloca nel punto medio tra quel mondo accessibile e visibile, esteriore, e quello interiore e astratto. Romero si trova tra l'oggettuale e il concettuale, il riconosciuto e avvalorato nel mondo reale — il pesce, la chiocciola, il paesaggio, la figura umana, il fiore — e ciò che questo significa e comporta. Non è solo il tangibile e visibile del mondo oggettuale ciò che questa artista plasma sulla tela; è il passato, è il rituale, è la storia, è il Paraguay e sono i suoi miti, i suoi riti e le sue credenze; è l'Argentina, l'interno nudo, presente in questa dialettica tra l'astratto — perché ciò che dipinge è idea — e il figurativo del come dipinge.
Pesce e fiore, blu e croce, oggetto e simbolo nell'incantesimo di una poetica semplice e complessa, bella e sensibile, forte e duratura come lo è il mito: sono, forse, le chiavi per accedere al mondo di Susana Romero. Il Kuruzú Jeguá, la Croce Ornata, è sicuramente la chiave della sua poetica. Un oggetto bello quanto semplice, il piccolo fiore rosato che forma, serrato, una croce, regna come rituale popolare del Paraguay e del nord argentino. Forma che muta in segno, oggetto e idea, universi confrontati e affratellati, referente e referito.
Susana Romero fu senza dubbio segnata, felicemente, dalla sua vita in Paraguay. Riti, segni, miti, folclori, credenze, esseri, fanno dell'opera di questa artista un sensore di vita, un traduttore di vita. La sua estetica, bellamente bella e seducente, "fauve", quasi accarezzabile, può essere goduta anche nuda, persino come forma pura — anche se sarebbe un peccato vedere nella sua produzione solo forma, quando la sua opera è un doppio invito: ai privilegi della vista e al privilegio dell'intelligenza.
La mostra della rinomata artista Susana Romero arriverà a San Nicolás curata dall'architetto Néstor Otero, dopo essere passata per luoghi prestigiosi come il Centro Cultural Recoleta e il Centro Cultural Borges.
Susana Pérez Tort — El Norte Cultural, pag. 3, domenica 30 giugno 2002
L'omaggio al Paraguay di Susana Romero
Luis Felipe Noé — Settembre 1999
Il Paraguay ha la capacità di ammaliare chi lo visita, e ancora di più chi vi ha vissuto. Altri paesi dell'America possono soggiogare per il loro paesaggio, per il loro passato precolombiano o per il loro presente socio-politico, ma la capacità di ammaliare fino all'innamoramento che ha il Paraguay — la sua storia, il suo paesaggio, la sua gente — è unica.
Così l'argentina Susana Romero è l'artista paraguaiana Susana Romero. Lei vive ormai di nuovo a Buenos Aires, ma la sua anima è rimasta ad Asunción. Tutta la sua opera si lega intimamente a quella cultura. Questa mostra di Susana ad Asunción è incentrata sul Kuruzú Jeguá. Per lei, il tema è punto di partenza per scatenare, nei modi più diversi, il suo canto visivo alla vita: la propria, quella degli altri, quella dei nostri antenati, quelle che verranno come un continuo divino. Lei mi dice: "Parto da ciò che non vediamo di noi stessi".
Leggo un testo scritto da Carlos Colombino: "Il Kuruzú Jeguá è un esempio esistente nella religiosità popolare, basato sul culto ecclesiastico della croce, ma sceglie solo quegli aspetti rituali che si conciliano con la sensibilità comunitaria e sviluppa le proprie forme mescolandole con altri segni religiosi. Un esuberante allestimento consistente in una tettoia di rami verdi da cui pendono rosari di arachidi e centinaia di chipa, che hanno forme di croci, figure, scale, e che rimandano agli antenati, i quali vengono convocati con canti, libagioni, giochi e preghiere che culminano nel pasto collettivo del chipá".
Il percorso, Susana lo compie per mezzo di grandi dipinti concepiti come presepi e in carte o fotografie manipolate che formano croci. Così appaiono ai nostri occhi i Kurusú della Bambola, della Rosa, dell'Uomo, della Genesi (nascita, fertilità), e quelli che lei chiama simbolico e reale. In una successione di delicati oggetti compaiono rose essiccate, tronchi spinosi, carte stampate con piccoli insetti che interagiscono in uno spazio contenuto dall'acrilico trasparente.
Con ricchezza di strategie, Susana Romero ci regala un intreccio di poetiche visive di delicata sensibilità e bellezza. L'omaggio alla vita e agli antenati si trasforma nel suo omaggio al popolo paraguaiano. Il punto d'arrivo è che, con la sua opera, Susana ci trasmette l'incanto.
Luis Felipe Noé, Settembre 1999
Altre voci sulla sua opera
Diccionario de las Artes Visuales del Paraguay, Lisandro Cardozo (FONDEC, Asunción, 2005)
"Susana Romero è la rappresentante di una nuova figurazione che si serve della figura come elemento simbolico di un nuovo approccio all'atteggiamento dell'uomo e, principalmente, della società industriale. La sua preoccupazione si collega inoltre a quell'altro grande problema che risiede nel confronto dell'uomo con la conservazione o la possibile distruzione della natura."
— Livio Abramo
"Sempre di spalle al paesaggio di sfondo, la figurazione di Susana Romero, restando totale nella sua forma, attraversa 'inferni' successivi, e si integra e si disintegra a un tempo. La matita colorata maneggiata con tratto morbido e in toni tenui rende più suggestiva la sua evanescenza. Le figure di Susana sono sempre donne: dato suggestivo anche nella formalizzazione di quelle metafore dell'angosciata scissione dell'essere. Potremmo vedere in quest'opera la presenza di una prima pittura essenzialmente femminile."
— Josefina Plá
Un prestigio conquistato nelle arti plastiche del Paraguay
César González Páez — Diario Última Hora, Asunción, 23 maggio 2011
Con il titolo "I volti della memoria" ("Los rostros de la memoria"), il quotidiano paraguaiano Última Hora ha dedicato un articolo completo a Susana Romero, descrivendola come un'artista di origine argentina che ha maturato gran parte della sua opera in Paraguay, paese dove tenne corsi di pittura tra il 1978 e il 1989 e diresse il Taller de Artes Visuales di Asunción tra il 1987 e il 1989.
L'articolo raccoglie le opinioni di diversi critici e colleghi sulla sua opera. Livio Abramo la descrisse come rappresentante di una nuova figurazione che usa il corpo come elemento simbolico. La scrittrice e critica Josefina Plá osservò che "le figure di Susana si compongono isolate, affidate alle proprie virtualità significative". La critica e artista Olga Blinder notò: "quando si sente che il pittore domina la propria tecnica, quando l'espressivo è esteticamente espresso, quando i contenuti si trasmettono attraverso le forme simboliche, si raggiunge la pienezza della comunicazione tra il pubblico e l'artista". Ticio Escobar sintetizzò: "Susana Romero erige solide strutture plastiche [...] un'immagine visivamente autosufficiente". E Sarah Guerra, dell'Associazione Internazionale dei Critici d'Arte, aggiunse: "è un'artista lucida della propria circostanza e del proprio tempo".
César González Páez — Diario Última Hora, Asunción, Paraguay, 23 maggio 2011
Riconoscimenti e omaggi postumi
Susana Romero-Alayón è scomparsa a Buenos Aires il 7 dicembre 2016. La sua scomparsa e il suo percorso furono ricordati dalla stampa paraguaiana, e nel febbraio del 2017 il Museo del Barro —l'istituzione che lei stessa contribuì a fondare— le rese omaggio con una mostra retrospettiva.
"È scomparsa l'artista Susana Romero"
Diario ABC Color, Asunción, 10 dicembre 2016
L'artista plastica Susana Romero è scomparsa mercoledì, all'età di 78 anni. Romero, di nazionalità argentina, era molto legata all'ambiente delle arti plastiche del Paraguay. Visse vent'anni nel paese, dal 1968 al 1988, e non solo vi sviluppò la propria opera, ma formò anche diversi artisti nei laboratori che diresse.
"È stata un'amica dell'arte e della cultura del Paraguay, a cui ha contribuito generosamente e con grande qualità, non solo attraverso la sua pittura ma anche con l'insegnamento e il sostegno all'istituzionalità culturale. Pittrice di notevole mestiere, ha sviluppato il meglio della sua opera nel nostro paese", ha dichiarato il critico Ticio Escobar.
"Susana lascerà un enorme vuoto nel cuore di tante persone che le hanno voluto bene e che hanno ammirato la sua saggezza, solidarietà e i suoi buoni consigli; il suo costante incoraggiamento e sostegno agli amici e alle amiche nei momenti difficili", scrisse l'artista Ysanne Gayet.
"Susana Romero: il percorso paraguaiano"
Retrospettiva omaggio — Sala Josefina Plá, Museo del Barro, Asunción, 10 febbraio - marzo 2017
Due mesi dopo la sua scomparsa, il Centro de Artes Visuales / Museo del Barro inaugurò una mostra retrospettiva dedicata alla sua persona e alla sua opera. Lo stesso museo la presentò così sui propri canali: "Questa mostra rende omaggio alla persona e all'opera di Susana Romero, sottolineando uno degli aspetti più vicini alla storia del Museo del Barro e, probabilmente, più legati al mestiere e agli affetti della stessa artista: la coerenza della sua pittura raggiunta in Paraguay."
"Questo legame si basò sull'impegno di Susana verso la nascente istituzionalità delle arti visive: la formazione dei giovani, il sostegno alla costruzione di spazi per la promozione delle arti visive, l'esposizione costante della sua opera e la rappresentanza del Paraguay in eventi internazionali. Così, la figura di Susana è fortemente presente negli inizi del Centro de Artes Visuales/Museo del Barro."
Fonte: Centro de Artes Visuales / Museo del Barro, e diario ABC Color, Asunción (febbraio 2017)
Altri riferimenti bibliografici
Oltre ai testi integrali riprodotti sopra, l'opera di Susana Romero è stata recensita o menzionata in altre pubblicazioni e siti specializzati in arte paraguaiana e argentina. Sono elencati qui a titolo di riferimento — alcuni di questi link, per la loro anzianità, potrebbero non essere più disponibili.
- Portal Guaraní — Scheda biografica e catalogo delle opere
- Arte del Mercosur — Susana Romero, di Sarah Guerra
- "Diccionario de las Artes Visuales del Paraguay", Lisandro Cardozo, FONDEC, Asunción, 2005
- Catalogo "Seis Mujeres en la Plástica Paraguaya", Espacio Unika, Punta del Este, gennaio 1987 (coordinamento: Gisela Van Thumen)
- Diario La Nación (Paraguay) — "Muestra en homenaje a la mujer" (marzo 2017)
- Diario Última Hora (Paraguay) — varie menzioni e coperture di mostre collettive, 2011-2017